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La Isa non dice mai di no

Ho telefonato che erano quasi le undici di sera.  Uscivo da una festa in zona Navigli, mi preparavo ad andare a un incontro tra professionisti in una casa privata. E prima c’era stata la manifestazione delle donne davanti a Palazzo Marino, un po’ di interviste televisive, compresa quella per Annozero, il comizio all’Arco della Pace e un passaggio in via Unione alla magnifica asta di opere d’arte che gli artisti avevano organizzato per aiutare a finanziare la campagna elettorale.

Stretto tra gli impegni, non ero però riuscito a mangiare a mezzogiorno e devo dire che sentivo un certo languorino… Così ho telefonato: Isa, ce la facciamo a mangiare una bistecca? Quel suo posto, la trattoria al Corvetto con il gioco delle bocce e la pergola di uva americana, mi rilassa e mi mette in pace con il mondo: è a due passi dal centro di Milano, e però è come se fosse lontano migliaia di chilometri. Pare di essere in piena campagna; e non sono solo il cibo e il luogo a essere genuini.

Dunque arrivo, mando giù un bicchiere di buon vinello bianco, e… anche se non voglio, continuo a fare campagna elettorale.  Andrea, un architetto che ha vissuto a lungo ad Amburgo, che è lì con gli amici e con la moglie, si avvicina e si scusa: E’ da tanto tempo che ero deluso, dice, e che non andavo più a votare. Non mi piacevano i candidati, non mi ritrovavo… E invece tu mi piaci. Stavolta a votare ci vado e convinco anche tanti altri come me.

Abbiamo brindato insieme e quel fatto un brindisi lo meritava tutto: se riusciamo a far scendere dall’ Aventino tutti quelli che là si sono ritirati, corriamo un rischio grosso. Che dite: ce la facciamo ad agguantare la vittoria al primo turno?

Moratti, c’è posta per te

Non sono io il destinatario, ma un caso ha voluto che questa lettera finisse sulla mia scrivania. E allora ho pensato di girarvela. Così, per conoscenza. Meditate gente, meditate…

Gentile Letizia Moratti,

Vivo in Brianza e non voterò a Milano. Ci vengo molto spesso però, e ho sposato un milanese.

Per questo sto leggendo l’opuscolo corposo, a metà tra libro e rivista, che lei ha distribuito ai milanesi per spiegare le tante cose belle che ha fatto per la città.

Devo dirle la verità, sono un po’ perplessa.

La tengo in borsa,  la sua rivista, e la sfoglio mentre sono in coda ai semafori, come adesso, mentre aspetto che si liberi un parcheggio abbastanza vicino all’ospedale, mentre passo davanti ad una scuola.

In queste pagine siete tutti sorridenti, mi viene in mente quel libro molto simile che Berlusconi aveva spedito a casa agli italiani per far vedere quanto era bella la sua famiglia, e a noi sembrava filasse tutto a meraviglia.

In una foto lei stringe mani di anziani che sembrano stare ai suoi piedi, mentre di fianco a me, proprio adesso, ce ne sono un paio che hanno l’aria davvero preoccupata, come se questa città fosse davvero ingiustamente faticosa e pericolosa per chi non ha passo veloce e scatto felino.

In questa rivista lei sta in mezzo alla gente, sembra proprio una di noi. Mi ricordo che cinque anni fa  aveva mandato una lettera a tutti i milanesi promettendo che se fosse stata eletta sarebbe andata di quartiere in quartiere ad ascoltare i problemi dei cittadini. Mia suocera abita in zona Corvetto, ma in quel quartiere tutti quelli a cui l’ho chiesto mi hanno risposto che non l’hanno mai vista, e sapesse quanti problemi ci sono.

Sfoglio le pagine e guardo queste fotografie. Si vede proprio che si è impegnata;  la immagino con il suo staff ad organizzare cosa scrivere, dove scattare, cosa indossare, scegliere i titoli.

Mi viene in mente quel paese, quello dove Lucignolo portò Pinocchio, quello dei balocchi insomma.

Anche lì a prima vista tutto sembrava perfetto, poi invece…

Le dirò, a girare queste pagine, un po’ mi vien da crederci che Milano sarà bellissima, un po’ mi sento…non so…. un po’ presa in giro, ecco, anche se con garbo. Da italiana intendo, come se noi italiani ci bevessimo sempre tutto.

Leggo anche che per le donne lei ha proposto dei corsi di difesa personale. Guardi sindachessa che mica tutte hanno il tempo ed il fisico per fare il corso. E comunque la paura delle donne a muoversi  da sole mi fa venire in mente che i poliziotti e i carabinieri hanno sempre meno soldi per il carburante, ma non voglio perdere il filo del discorso.

Parlando di donne le voglio dire però che ieri sera ero ad un incontro tra elettrici e candidate milanesi. A sentire gli interventi in sala, e c’erano anche funzionarie del servizio pubblico, attuali consigliere, casalinghe, donne impiegate in tanti settori, di tutte le età, non sembra che vivere in città sia così rassicurante come dice la sua rivista, per la gente comune voglio dire, che però è la maggioranza.

C’erano anche delle giovanissime. A me, che ho 46 anni e tre figli, facevano quasi tenerezza perché nei loro occhi leggevo lo smarrimento di vivere in una città che non ti vede.

Ma nelle loro voci c’era anche la grinta di volersi impegnare anima e corpo per darsi una  Milano diversa, per costruirsi un futuro di lavoro e di famiglia, e non di fuga.

Si percepiva un grande amore per Milano, ieri sera,  e tanta voglia di cambiare.

Ecco, scrivo la parola cambiare e penso che sia un po’  questo  quello che chiedono le facce che vedo in questa via del centro.

Non è il cielo ad essere grigio qui, è la città.

Che non ha affatto l’aria di una metropoli.

A Londra, Madrid, Parigi, e anche a Roma, si respira un’aria più vivace, si respira la cultura, e non solo quella dell’arte, anche quella dei rapporti, delle idee, della comunicazione fra le persone.

E più mi guardo intorno, più penso che tanti milanesi domenica non voteranno per lei, nemmeno quelli che l’hanno votata l’altra volta, perché tutti gli elettori si meritano più rispetto, una rivista con delle foto più sincere, e una città meno triste.

Anche io, se fossi milanese, darei la mia fiducia a Pisapia.

Cristina O.

Cento, mille Rose

Era già passata la mezzanotte, ieri, quando ho chiuso la mia giornata. Ultimo appuntamento al cinema Mexico, il nostro cinema Paradiso. Che colpo d’occhio, era pieno di gente di tutte le età; sembrava – ed è un complimento – una balera di paese dove si stava celebrando una festa.  Presentava Dino, di professione medico del lavoro. E c’erano tutti quelli del comitato di zona 6 che hanno organizzato la serata. Ogni mercoledì, hanno raccontato, si trovano in via Capinera numero sei alle sei della sera. Ormai i comitati, hanno raccontato dal palco, sono diventati di più dei circoli… è la città che si è svegliata, questa è la prova concreta. Ovunque gente che esce di casa, si dà da fare, pensa e progetta il futuro, offre il proprio impegno e il proprio lavoro.
Come Rosa. Mi hanno raccontato che ieri mattina si è presentata in piazza Santa Maria Beltrade alle dieci della mattina, i miei volontari erano già lì al lavoro. E’ un’ex insegnante, appena andata in pensione; ha un figlio di 33 anni, appena rimasto senza lavoro; abita in zona di piazzale Brescia ed è venuta a offrire la sua disponibilità. Ho visto delle pagode chiuse, ci ha detto. E allora eccomi qua: avete bisogno di aiuto? Sì, Rosa, grazie; abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per far cambiare Milano. Chi ha tempo libero, chi ci crede, si faccia avanti: venga nella nostra sede di via Sartirana, venga in Santa Maria Beltrade, si metta in contatto con noi sul sito. I volontari sono la nostra ricchezza. Voi siete la nostra forza. Dobbiamo essere in cento piazze e in mille vie; dobbiamo essere lì a parlare con le persone, a dare i nostri programmi, anche le nostre spillette…
Ci servono cento, mille signore Rosa.