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C’è un limite

Sono stato a Genova, dove, guidato dall’assessore alla cultura, ho visitato la città dei bambini e dove di nuovo, se fosse servito, mi sono convinto che una buona aministrazione può fare molto per il benessere dei suoi abitanti. Poi – come ogni giorno – gli appuntamenti uno di seguito all’altro: il Cral del Comune, la festa di Primavera in quell’oasi meravigliosa che è il Vivaio delle sorelle Riva, le polpette della Ciccilla e ancora le telecamere di Milanow. Giornata magnifica, non fosse che a metà pomeriggio il cielo è diventato scuro e le agenzie hanno battuto una dichiarazione.

In genere le stupidaggini mi fanno ridere; stavolta confesso che mi hanno fatto andare su tutte le furie. Penso che solo gli stolti o quelli in malafede possano scambiare la buona educazione e la gentilezza per debolezza. Nel mio slogan, <la forza gentile>, io mi riconosco in pieno e non ho alcuna intenzione di cambiare modo di fare. La volgarità, la sguaiatezza, l’inciviltà, non mi avranno; né – ho troppo rispetto per i milanesi -accetterò di trasformare questa campagna elettorale in un ring. Per vincere mi basta restare attaccato alla realtà: alle cose non fatte, alle promesse non mantenute, ai pasticci combinati, alle liti, agli sprechi, alla manifesta incapacità, insomma, di governare.
Però non posso lasciar correre le improvvide parole di Letizia Moratti. Dicevo che solo un ignorante può sostenere che io sarei un rappresentante della <sinistra forcaiola> e solo una persona che ha perso la testa può dire di me che in materia di giustizia sarei <un esempio di incoerenza e di scorrettezza morale>. La Moratti parla di cose che non sa e chi gliele fa dire stavolta ha davvero esagerato.  Poveretta, dice a me che la presunzione di innocenza è uno dei caposaldi del nostro stato di diritto… vada a leggersi i miei libri, oppure il mio progetto di codice penale. Lei, piuttosto, dovrebbe spiegare ai molti che ne sono rimasti sconvolti, e non solo tra i cattolici, come fa a sopportare in silenzio i comportamenti dell’uomo che ha voluto capolista del suo partito. Quell’attitudine a trattare le donne come passatempo per il guerriero stanco;  il disprezzo, le contraddizioni e le bugie. Una giornalista americana è venuta a fare un’inchiesta per una testata importante: cercava di spiegare agli americani – che sono attoniti – come sia possibile trangugiare certi comportamenti. Ha voluto intervistare anche me, l’avvocato che ha sconfitto in tribunale Silvio Berlusconi e che non ha mai usato quegli argomenti per combatterlo sul piano politico. Non so se è riuscita a trovare una risposta…

Il supplizio della Sacher

Non conoscevo il supplizio della Sacher. L’ho provato per la prima volta ieri sera, a una cena del Rotary (c’erano il Milano Nord e il Visconteo): una sala gremita, signori e signore a parlare di giustizia. Anche, come da tradizione, a mangiare. E così è capitato che dopo il carpaccio di angus, il risotto alla zucca, l’arrosto di tacchino, al momento del dolce fosse anche il momento dell’inizio della chiacchierata. Così ho cominciato a parlare del mio ultimo libro,<In attesa di giustizia>,  mentre la Sacher era lì, sulla tovaglia bianca, che mi aspettava. Per un goloso, è una pena quasi insopportabile.
L’avvocato Franco Lo Passo e il collega che presiede il mio ordine professionale, Paolo Giuggioli, ma anche i professionisti che ho conosciuto solo ieri, mi hanno fatto inorgoglire. So bene che la giustizia non è né dei magistrati né degli avvocati; né di destra né di sinistra. (altro…)

Il Bianco e il Nero

Capita, quando sei in campagna elettorale, di passare da una serata alla Cooperativa La Liberazione, a presentare un libro sulle banlieu, a un’altra seduto impettito in un hotel che non avevi mai visto, un sette stelle in Galleria, a parlare di come risolvere i problemi della giustizia. Capita che passi da uno spuntino con pasta fredda e le posate di plastica a una crema di broccoli col cucchiaio d’argento. Capita che una sera ti infili un maglione sui jeans e l’altra ti metta il vestito blù, quello che hai usato per il matrimonio di tua nipote.
In via Lomellina, Graziella Mascia, presidente di Altra Mente,  raccontava il suo <La Racaille. Le periferie contro lo Stato>, la cronaca e l’analisi di quello che è accaduto in Francia nel 2005, quando le periferie – le banlieu – si sono incendiate. Abbiamo parlato sotto lo sguardo attento di un Garibaldi a cavallo e sentivo nell’aria le suggestioni di Iannacci. Questa cooperativa di via Lomellina è un luogo dal fascino antico, intorno al quale gira la vita del quartiere dal dopoguerra. (altro…)