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Un altro mo(n)do è possibile

Un altro modo è possibile. Mi sembra uno slogan multitasking, questo; ottimo per tante occasioni, il più azzeccato in questi tempi confusi. Buono per l’incontro di sabato, in piazza della Scala, nel quale donne e uomini diranno forte che non si riconoscono in quello che accade dalle parti di Arcore. E ottimo per quella di oggi, che ha visto i lavoratori, gli studenti, i cittadini sfilare insieme per le vie di Milano nella manifestazione organizzata dalla Fiom Cgil perché non si riconoscono in quello che accade dalle parti di Torino. In piazza San Babila ho voluto salutare gli amici che sfilavano per chiedere più democrazia nei luoghi di lavoro e nel Paese e l’ho fatto perché penso che il posto di un sindaco sia lì, in mezzo ai lavoratori, soprattutto quando i problemi sembrano così gravi da uccidere la speranza. Sono convinto che ogni mobilitazione che ha come finalità la democrazia e l’uscita dalla crisi, che mette in difficoltà molti lavoratori, sia un momento importante di sensibilizzazione della città e del Paese. Sono anche convinto, e voglio dirlo forte, che un altro modo è possibile. (altro…)

Il lavoro non è un optional

Avevo mangiato con i lavoratori dell’Eutelia l’ ultimo giorno della campagna per le primarie. L’atmosfera era grave, ma quel pranzo di solidarietà era stato una parentesi incredibilmente piacevole. C’era un tale carico di umanità e una tale speranza, che ci si sentiva bene, non soffocati dalla disperazione. Sono passati due mesi e quelle speranze sono andate deluse: il Comune non ha fatto tutto quello che poteva per sostenere lavoro, azienda, lavoratori, le cui capacità sono note a apprezzate. I trenta operatori informatici che per trent’anni hanno lavorato per il comune rischiano il posto perché la commessa è stata vinta da un’azienda torinese, la Elsag. Eppure il governo – che è un governo amico del sindaco – aveva invitato ministeri ed enti pubblici a mantenere le commesse per contribuire a contenere la crisi aziendale e dare un aiuto al rilancio.
Il fatto è che questo governo “amico”, lo è a senso unico: chiede sacrifici, appoggio, solidarietà. E non dà niente in cambio. Mi chiedo ad esempio come sia possibile tacere di fronte a quanto sta accadendo, al quadro al di là di ogni immaginazione che emerge. Soprattutto mi chiedo come sia tollerabile accostare i comportamenti delle feste di Arcore e le parole del presidente del consiglio. Che tuonava: <Noi crediamo nella famiglia naturale, non in quelle famiglie inventate dalla sinistra; gli italiani hanno un estremo bisogno di valori positivi, etici e morali>. Appunto: cominciamo da Milano a tornare a questi valori. Come dice il mio diario delle primarie: <cambiare si può>.

Piovono pietre

La sveglia è alle cinque, il treno speciale parte alle sei dalla stazione Centrale. Sono emozionato. Vado a Roma con quei lavoratori che qualcuno vuole cancellare dalla faccia del Paese. Quegli operai che Milano non riconosce più come suoi figli, come se il lavoro fosse fatto solo dalla tastiera di un computer. Salgo su questo treno perché voglio che i lavoratori, oggi quelli con la tuta, mi sentano vicino. Voglio che sappiano che quando sarò il sindaco di Milano, che è stata una grande città operaia, loro avranno la mia attenzione e la mia solidarietà. Non ho paura delle polemiche, non mi piace chi gioca a nascondino. Credo che certi gesti siano importanti e che certi principi vadano affermati con forza: i diritti conquistati con fatica vanno difesi, senza false diplomazie, senza se e senza ma. Voglio che sia chiaro che io non sto dalla parte di chi, quei diritti, vuole mettere in discussione. Oggi sono gli operai. (altro…)