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Uno e tutto

Volevo fare il medico, ma oggi sono molto contento di avere fatto l’avvocato. Mi pareva che quello del dottore fosse il lavoro più utile, quello che ti permette di aiutare le persone nei momenti di maggiore difficoltà. Quando affronti il dolore, la malattia. Quando ti senti impotente, fragile. Quando hai bisogno di trovare qualcuno che ti aiuti, qualcuno che si prenda cura di te completamente. A medicina ho fatto solo sei esami; poi ho deciso che volevo cominciare a lavorare in fretta, essere indipendente, costruire la mia vita. E medicina era uno studio troppo impegnativo, non ce l’avrei fatta a studiare e lavorare insieme.  Ieri, però, quando la compagna di uno degli operai feriti nell’incendio della Eureco di Paderno Dugnano è venuta nel mio studio, a raccontarmi la sua storia e a chiedermi di assisterla, ho pensato che sono felice di avere fatto questo, di lavoro.

Avevo ancora il cuore gonfio di angoscia per la tragedia della fabbrica, per i sogni spezzati di quelle famiglie, per l’ingiustizia che è rischiare la vita sul posto di lavoro, quando era già ora di correre al Dal Verme, per l’incontro con Nichi Vendola. E’ stata una serata travolgente. Il teatro faceva paura: un muro di persone, facce sorridenti, facce piene di speranza. Sul palco i <miei> ragazzi, felici, commossi. Accanto a me Nichi, un amico e un grande uomo. Non so se era l’emozione, o se era la disperazione per aver appena visto da vicino la tragedia di quella coppia precipitata in un buco nero, ma mi veniva da piangere. E tutto si è composto in un unico disegno: ho pensato che anche questo mio impegno, quello di voler diventare il sindaco di Milano, va in quella stessa direzione. Bisogna spendersi per cercare di rendere il mondo migliore. Farlo in tutti i modi in cui si può.

Gli invisibili

Vi avevo già detto, di ieri sera. Ma voglio tornarci sopra perché è stata la serata più emozionante della mia campagna elettorale. Questa campagna sono dei fili che si tendono, e poi si annodano, si ritrovano, formano una trama. Un tessuto prezioso. Avevo già incontrato le donne e gli uomini della cooperativa La cordata, e adesso eccoci qui, di nuovo insieme, e stavolta anche insieme a chi vede in me – nel futuro che potremo costruire – la speranza di una città più giusta. La regia è emozionante: il filmato di una partita di basket in carrozzella. Le interviste ai protagonisti. Dice un ragazzo: Era sabato sera, ho fatto un incidente in macchina… Un altro aggiunge: se tornassi indietro, vorrei rifare tutto, anche l’incidente; perché adesso sono una persona meno tormentata. Valentina, la voce suadente, è un’ attrice, legge una lettera meravigliosa: è di Nenette, la mamma di un ragazzo che vive sulle ruote e che la burocrazia vessa perché vuole essere sicura che non rubi l’assegno di accompagnamento.
Franco Bomprezzi, che, anche lui, vive su una carrozzella, racconta di sé: Quando si vive una situazione sulla propria pelle, dice, non ci si può tirare indietro. Lui racconta di averci provato. Ha cominciato a fare il giornalista a Padova e l’aveva messo bene in chiaro: voglio occuparmi di cronaca nera, non voglio occuparmi di disabili. Mica le giornaliste devono occuparsi solo di donne… Come disabile, voleva essere invisibile.

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Tempus fugit

Quanto manca? Mi capita di guardare il calendario e di rivedere, come fosse una moviola, i miei ultimi quattro mesi. Mesi pieni, entusiasmanti, faticosi. Adesso manca solo una settimana…
Va bene così, era ora. E’ ora di cominciare a pensare all’avversario vero, alla Moratti o a chi per lei. A Milano che tornerà ad essere amministrata da noi, sulla scia di una tradizione riformista che molti hanno dimenticato. Mi piacerà essere il sindaco di questa Milano che si sveglia.

Mi ha colpito, ieri sera, l’incontro promosso da Libertà e Giustizia. Un teatro strapieno, ci saranno state 500 persone. Un confronto vero, perché ha ragione Sacerdoti quando dice che non è il momento di fare melina. Certo che non siamo nemici – per me non è un nemico nemmeno chi sta dall’altra parte, conosco solo avversari – ma in questa fase siamo contendenti e dev’essere chiaro quali sono le differenze tra di noi.  Sennò, come si fa a scegliere? La marmellata, adesso, non va bene. E’ appiccicosa.  Io penso – e i sondaggi lo confermano – di essere il candidato che ha più chance di battere il centrodestra. Per la mia storia personale, perchè non mi sono svegliato una mattina e ho deciso che volevo fare il sindaco, perché sono capace di parlare con tutti.  So che riporterò al voto i delusi e i disillusi; sono stati i loro messaggi – se ti candidi tu, torniamo a votare – a convincermi a buttarmi in questa avventura. (altro…)