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La politica gentile

Sono l’uomo della politica gentile. Non l’ho inventato io, ma mi pare uno slogan interessante: grazie, amici di Affari Italiani, vi meritate il copyright. Mi piace quello che hanno scritto: <Giuliano Pisapia ha un’idea di politica fatta di toni non urlati, di modi cortesi; senza arroganze né sguaiatezze; senza volto paonazzo e giugulari rigonfie, ma solo su idee e su valori>.  E’ vero, è questa la mia idea della politica e questa è la politica che ho praticato nei miei dieci anni in Parlamento.
Non ho paura che si scambi la mia gentilezza per debolezza; la forza delle idee non ha bisogno dei decibel e dei pugni sbattuti sul tavolo. Adesso sono convinto che questo stile possa trionfare anche a Milano; che lavorando sui contenuti con fermezza, chiarezza e gentilezza, si possa cambiare la città; ed è questa la ragione per cui mi sono candidato e per cui mi aspetto il vostro voto, alle primarie del 14 novembre. (altro…)

riservata personale 2

Non sento Mirko da un po’, e volevo aggiornarlo: Mirko, guarda che adesso non mangio più nemmeno le banane. Giornate convulse, corse forsennate da una parte all’altra di Milano, incontri; quando hai finito è tutto chiuso, e, appunto, non puoi più comprare neppure le banane. Era quasi l’una di notte, ieri, quando sono uscito dall’ultimo appuntamento della giornata, la diretta con Linea Notte, in collegamento dalla Rai di corso Sempione. Io e il presidente della regione da Milano, Renata Polverini, governatore del Lazio, da Roma. La follia che è esplosa qui come là, ci ha costretto a riflettere insieme e meno male che il mio pensiero è stato condiviso: i fatti di cronaca degli ultimi giorni sono terribili, drammmatici; ma sono episodi isolati, sarebbe un errore generalizzare. Non siamo nel Far West e il rischio, se diamo retta ai proclami populisti, è proprio quello di trasformare le nostre città davvero in un Far West, con i cittadini armati di licenza di uccidere. (altro…)

Quinto potere

Sono un po’ imbarazzato a girare qui i messaggi che ho ricevuto ieri sera, durante e dopo la trasmissione di Gad Lerner – L’Infedele, su La 7 – cui ho partecipato insieme a un bel gruppo di ospiti e che voleva sviluppare una discussione sulla contraddizione della Lega. Un partito che blatera contro Roma ladrona, il governo di Roma, e cosette simili, e poi a Roma c’è eccome, e naturalmente siede in quel governo che critica e sbeffeggia. Oltre che a sedere, ormai, in tutte le posizioni di potere senza aver modificato le logiche, del potere. Come ai tempi della vecchia Balena bianca, la Dc. Addirittura il sindaco di Treviso, un colorito Gianpaolo Gobbo, ha teorizzato questa politica di lotta e di governo: fatelo anche voi, ha suggerito beffardo al centro sinistra, noi in questo modo prendiamo un sacco di voti. Verissimo. Vero che fanno il pieno di voti colpendo la pancia della gente e assecondando un pericoloso populismo senza risolvere i problemi, pensate solo alla bufala delle ronde; e vero che mentre sul territorio imprecano contro <i ladroni>, in quella famosa Roma ci vanno a braccetto.  E così quando Gobbo si è placato (ha gridato per quasi per tutta la trasmissione) e ha detto che condivideva la mia proposta, non mi è parso vero: ho detto che il comune che amministrerò io dopo aver vinto le primarie e battuto Letizia Moratti, non farà confusione tra controllori e controllati e che saranno i migliori, non quelli con la tessera giusta, a sedere nei consigli di amministrazione delle aziende. L’idea è piaciuta anche a lui, ha detto che ho ragione, bisogna realizzarla. Ho solo un dubbio: vista la sua filosofia, non è che poi nei fatti si comporta al contrario? La coerenza, si è capito, non è nel patrimonio genetico dei leghisti. (altro…)