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E anche questa è fatta

Adesso mi sento molto meglio: non sono più solo. Che gioia, oggi, in sala Alessi, mettere la parola fine a un pezzo di storia e la parola inizio a un’altra. Ancora più grande, ancora più importante. Dobbiamo fare un ultimo sforzo, domenica e lunedì, per andare a votare ai referendum. Quelli nazionali e i nostri, milanesi, che sono importantissimi per darci indicazioni e per dirci quale direzione secondo voi dobbiamo prendere, miei cari milanesi. E poi, da martedì, tutti a testa bassa a lavorare per realizzare i nostri progetti, per tradurre in realtà i nostri sogni. Se mi guardo indietro quasi non posso crederci…
Continuo ad incontrare persone che mi dicono cose commoventi del tipo “il cappuccino a Milano è più buono, “Milano è più bella”, “che fortuna vivere nella nostra Milano”. E vado con la memoria a undici mesi fa, quando siamo partiti come dei donchisciotte, additati come quelli che si mettevano in marcia contro i mulini a vento, avanguardia di un esercito che chiedeva ai suoi soldati due sole referenze, passione e speranze. Se c’è una cosa di cui non smetto di stupirmi è come sia stato possibile, tutti insieme, sdoganare alcune parole; portare nel lessico politico, ad esempio, la parola felicità. No, non è da visionari immaginare che la buona politica debba avere tra i suoi obiettivi anche la felicità. Lo dicono gli studi dell’Ocse, oltreché la nostra personale esperienza: compito della politica è alleviare la fatica del vivere, armonizzare il tempo del lavoro con quello della vita. E’ questa la direzione che noi abbiamo preso, e siamo orgogliosi di sapere che siamo davanti a tutti.I nostri dodici assessori lavoreranno per questo, per rendere la nostra città più facile, meno nemica, più accogliente, affettuosa. Ci saranno da affrontare problemi pratici, e le competenze di ognuno saranno in grado di farlo: ma sappiate che a palazzo Marino, da oggi, avete tredici amici. Il sindaco e la sua giunta sono a vostra disposizione.
Buon viaggio, cari milanesi. Buon viaggio a tutti noi.

Il gruppo del mercoledì

Ricevo molte lettere, in questi giorni.
Talmente tante che devo fare una fatica incredibile per riuscire a leggerle tutte…
Quando però a notte fonda lo faccio, mentre in casa tutti dormono e la mia è l’unica luce accesa , e mi imbatto in parole come queste, beh, sono felice di aver sacrificato il sonno e ancora più felice di aver cominciato questo meraviglioso cammino.
Perdonatemi se non rispondo a tutti, ma state tranquilli: nessuna vostra parola andrà perduta.
E voi, grandi amici del mercoledì, fateci conto: ci vedremo da voi un mercoledì!

Milano, 1 giugno 2011

Gentile e caro Sindaco,
siamo il “gruppo del mercoledì” dell’associazione Al confine, una specie di Alzheimer café un po’ sui generis, che riunisce intorno ad alcuni operatori – o meglio operatrici – volontarie un gruppo di anziani con vari problemi di salute, solitudine, isolamento, insomma tutti quei guai tipici della nostra età, che, per inciso, varia dai 74 ai 96 anni, ma con una media decisamente spostata sopra gli 80. (altro…)

La Isa non dice mai di no

Ho telefonato che erano quasi le undici di sera.  Uscivo da una festa in zona Navigli, mi preparavo ad andare a un incontro tra professionisti in una casa privata. E prima c’era stata la manifestazione delle donne davanti a Palazzo Marino, un po’ di interviste televisive, compresa quella per Annozero, il comizio all’Arco della Pace e un passaggio in via Unione alla magnifica asta di opere d’arte che gli artisti avevano organizzato per aiutare a finanziare la campagna elettorale.

Stretto tra gli impegni, non ero però riuscito a mangiare a mezzogiorno e devo dire che sentivo un certo languorino… Così ho telefonato: Isa, ce la facciamo a mangiare una bistecca? Quel suo posto, la trattoria al Corvetto con il gioco delle bocce e la pergola di uva americana, mi rilassa e mi mette in pace con il mondo: è a due passi dal centro di Milano, e però è come se fosse lontano migliaia di chilometri. Pare di essere in piena campagna; e non sono solo il cibo e il luogo a essere genuini.

Dunque arrivo, mando giù un bicchiere di buon vinello bianco, e… anche se non voglio, continuo a fare campagna elettorale.  Andrea, un architetto che ha vissuto a lungo ad Amburgo, che è lì con gli amici e con la moglie, si avvicina e si scusa: E’ da tanto tempo che ero deluso, dice, e che non andavo più a votare. Non mi piacevano i candidati, non mi ritrovavo… E invece tu mi piaci. Stavolta a votare ci vado e convinco anche tanti altri come me.

Abbiamo brindato insieme e quel fatto un brindisi lo meritava tutto: se riusciamo a far scendere dall’ Aventino tutti quelli che là si sono ritirati, corriamo un rischio grosso. Che dite: ce la facciamo ad agguantare la vittoria al primo turno?