Quello di oggi è un racconto particolare perché per una volta non racconto quel che ho fatto io, ma quello che state facendo voi, nello specifico su internet.
Tralasciando il non secondario argomento che la famosa pagina che sostiene la mia candidatura, quella nata ancor prima che mi buttassi nella mischia e che ha fatto sì che sciogliessi le ultime riserve, ha raggiunto e superato lo sbalorditivo numero di 16.000 fans, voglio parlarvi della mia ultima scoperta.
Ieri sera, o meglio ieri notte, tornato dall’ultimo incontro della giornata, ho aperto facebook e sono stato conquistato da una pagina che mai avevo notato prima: “Torno a Milano per votare Pisapia- 29 e 30 maggio”. Sono rimasto allo stesso tempo felice e stupito.
Una delle questioni che più ho a cuore riguarda tutte quelle persone, giovani e meno giovani, che per scelta o per necessità hanno dovuto abbandonare Milano per studiare o lavorare all’estero.
All’interno del mio stesso staff sono molti i ragazzi con alle spalle uno o più periodi trascorsi lontano dalla nostra città e, dopo aver vissuto esperienze straordinarie oltreconfine, al loro ritorno hanno voluto aiutarmi anche per dare la possibilità a ragazzi stranieri di vivere la stessa loro esperienza a Milano, cosa che negli ultimi anni non è stato possibile.
Lo abbiamo detto in tutti i modi, lo diciamo ormai da giugno: Milano non è più, come è stata in passato, una città che attrae le giovani generazioni. Questa era la città dei sogni realizzati, delle sfide a prima vista impossibili, delle avanguardie… Oggi, anche qui, i ragazzi sono obbligati a cambiare città, a cambiare paese, per poter dimostrare di valere, per avere delle opportunità lavorative, in alcuni casi addirittura per avere una migliore educazione.
I ragazzi sono il nostro futuro, e io, riprendendo il nome della pagina che ha ispirato questo post, voglio dire a loro con forza di tornare a Milano per votare Pisapia, anche perché in futuro ci torneranno più volentieri, e magari la troverano diversa da come l’hanno lasciata quando sono stati costretti a farlo.