Lo dice così, con semplicità, prima che il pubblico esploda in un appaluso: <Non l’abbiamo letto sui giornali italiani, ma in Francia in tutte le scuole hanno adottato i miei saggi e i miei testi teatrali>. Grande Dario Fo. Anzi: grandissimo. Non solo per quello che è stato, per il Nobel che ha portato all’Italia, per l’orgoglio che regala a tutti noi. Anche e soprattutto per quello che è oggi, per la sua instancabile voglia di impegno. Bisogna vederlo sul palco, questo ragazzo di 84 anni. Ieri sera l’ho visto, al Nuovo, in piazza San Babila. Quarant’anni dopo ha riportato in scena Mistero Buffo ed è sempre uno spettacolo fresco, attuale. Dario è un giullare perfetto, la sua una mimica straordinaria, la sua un’energia contagiosa. Lui e Franca Rame sono una coppia straordinaria: con il loro tenersi la mano, toccarsi la spalla, danno dignità all’amore. E se c’è bisogno di dignità nei rapporti tra le persone, in questo paese e in questo momento!

In un’intervista a Il Manifesto ha spiegato che ha deciso di tornare a recitare il Mistero Buffo perché glielo hanno chiesto gli studenti nelle università in mobilitazione. E siccome il teatro è sempre super pieno, ieri sera ha voluto sul palco, perché non fossero troppo scomodi in fondo alla platea, tutti quelli che non erano riusciti a trovare un posto. Accanto a me c’era un altro pezzo dell’ Italia di cui andare orgogliosi, Umberto Eco. Insieme siamo andati ad abbracciare Dario, a stringere lui e Franca. In questa campagna elettorale, avevamo già stretto un patto; ci siamo ripromessi di incontrarci presto di nuovo. Perché non c’è dubbio che le sue parole moltiplicano la forza di tutti noi. Gli hanno chiesto: adesso che abbiamo toccato il fondo, secondo lei si può risalire? E lui: <Speriamo. Pisapia è una persona civilissima, intelligente, l’ho sostenuto e lo sostengo>. E allora anch’io ripeto: vedrai, Dario; tutti insieme stavolta ce la facciamo.