Non sono metereopatico, però forse un po’ sì, e tutta quell’acqua mi ha messo di malumore. Intanto, mi ha costretto a cambiare programmi e questa è una cosa che mi fa imbestialire: non sopporto di prendere degli impegni e poi non rispettarli. Così, quando ero già in macchina per andare al mercato di piazza Prealpi e mi hanno telefonato per dirmi di lasciar perdere, ché sotto il diluvio non c’era praticamente mercato, ho capito che la giornata si metteva un pò storta. Incontrare le persone, parlare con loro, raccogliere i loro suggerimenti dopo aver conosciuto i loro problemi, è la parte di campagna elettorale che mi piace di più. Preferisco il contatto con le donne, gli uomini in carne ed ossa, che il dibattito astratto.
Il terzo caffé l’ho preso in un bar di via Fara, vicino alla fermata Sondrio della metropolitana, quella allagata perchè a Milano in fretta si costruiscono solo i grattacieli, e che il Seveso metta pure in ginocchio i quartieri.
Poi è stato il frullatore, con dibattiti a quattro con gli altri candidati alle primarie.
Quello che mi è rimasto più impresso, però, è quello che ho visto in via Odazio. Tra un confronto e l’altro ho raggiunto il comitato di quartiere di zona 6 che aveva organizzato la lettura della Costituzione in piazza. Mancava Cerruti Gino, ma l’atmosfera era quella autentica del Giambellino raccontata da Gaber nella sua indimenticabile ballata. Ma solo finché eravamo in piazza. Perché poi una signora ha voluto portarmi a vedere casa sua. Un appartamento nelle case dell’Aler, in un palazzo di cinque piani dove solo tre alloggi sono occupati. Ci vivono quella signora e due famiglie straniere.Stop. Basta. Tutti gli altri piani sono vuoti, le porte d’ingresso agli appartamenti sbarrate, una lamiera inchiodata davanti. Quanti senza casa potrebbero averla, se il patrimonio pubblico non fosse gestito così?
L’ho promesso a me stesso: le case fantasma di via Odazio non dovranno esistere più.