La prima settimana lavorativa dell’anno comincia purtroppo senza un infaticabile lavoratore con cui spesso mi sono confrontato e consultato. Non c’è più Roberto Miglio, storico ghisa e sindacalista dei vigili, una delle ultime persone che ho incontrato prima del 14 novembre, quando mi aveva avanzato alcune proposte convincenti per migliorare l’operato dei suoi colleghi. Lui ci mancherà, ma almeno le sue idee, con me sindaco, avranno possibilità di diventare realtà.

A proposito di realtà, l’altro giorno, sfogliando i giornali, ho letto, con profonda tristezza, i dati relativi all’occupazione giovanile in Italia. Il 29% dei nostri ragazzi non ha un lavoro, un dato che non è mai stato così alto dal 2004 ad oggi.

Allora mi è venuta in mente un’altra notizia, letta un paio di settimane fa. Un ragazzo di ventidue anni, milanese di via Orti e appassionato di informatica, che io conosco perché compagno di scuola di mio nipote, parte per la California con un’idea e qualche notte di ostello pagata. Senza grossi patemi riesce ad avere un colloquio con i responsabili di una grande azienda informatica che si innamorano dell’idea e gli concedono un budget e una scadenza per mostrare loro che cosa è in grado di fare.

Conclusione? L’idea era geniale ed io me lo sono trovato sul giornale in un articolo dedicato ai giovani imprenditori in rampa di lancio.

Ma per farcela ha dovuto andare dall’altra parte dell’Oceano. Perché oggi in Italia, e a Milano, un ragazzo non si può permettere di sognare. Lo raccontano i giovani che vanno all’estero in vacanza, per non parlare degli Erasmus o di chi fa altrove l’università. Lo dicono i grandi esperti quando illustrano, con dovizia di nozioni, la complicata sensazione di essere giovane in un Paese come il nostro. Adesso lo dicono anche i dati, inequivocabili e mortificanti,

Eppure per far rinascere un Paese, o la nostra città, si deve ripartire dai giovani. Bisogna restituire loro la speranza, ma non una speranza teorica che sconfina nell’illusione, bensì una speranza che poggi le proprie basi su una reale e concreta possibilità di emergere.

Mi sono stufato di sentir parlare di ragazzi che lasciano Milano.

Vorrei che la mia Milano dia loro fiducia e li faccia sentire importanti.

Vorrei che un ragazzo straniero che va in Erasmus metta Milano come prima scelta.

Vorrei che un ragazzo di via Orti per realizzare il proprio sogno, o anche solo per potere illustrare una sua idea, non debba andare dall’altra parte del mondo.