Ma tu pensa in che tempi viviamo. Ieri, cimitero maggiore, cerimonia al campo della Gloria per ricordare gli italiani che hanno perso la vita per tirare fuori il paese dalla dittatura. Faccio parte del direttivo dell’Anpi, ed è uno dei ruoli che ritengo più importanti: la memoria deve passare il testimone,  non si può consentire che il tempo che passa cancelli la pagina fondante della nostra storia. Doveva venire con me Nori Pesce, la moglie di Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza, che poi si chiama Onorina Brambilla. Nori è la rappresentazione fisica di quello che è stato: aveva vent’anni quando era una staffetta partigiana; è stata arrestata, torturata nel carcere di Monza e internata nel campo di concentramento di Bolzano. Una storia incredibile, la prova di un coraggio e di una rettitudine che sono un esempio per tutti noi. Da quando aveva vent’anni, non ha mai smesso di lottare per una società migliore: adesso la sua ultima battaglia è accanto a me. Dice che sarei il miglior sindaco per Milano. E invita tutti ad andare a votare alle primarie, domenica 14. Per fortuna, ieri, pioveva a secchi rovesci e c’era un vento che ti portava via, così la Nori non è venuta alla cerimonia. Dico per fortuna perché se avesse sentito le parole che sono state pronunciate non sarebbe stata troppo contenta. Tutti i morti meritano rispetto, è vero; ma altro è il giudizio della storia. Non possiamo dimenticare che la nostra nazione si fonda sul sacrificio di chi ha dato la vita. Non si può sostenere che vittime e carnefici, chi lottava per la libertà e chi difendeva la dittatura, siano uguali.

Per dire dei tempi in cui viviamo: sapete chi è stato a ricordare con forza questi concetti e a parlare della necessità di una Nuova Resitenza? Gianfranco Bottoni, un monsignore. Ma tu pensa…