Quante volte l’ho detto in questi mesi, a me stesso, alle radio, alle tv, ai giornali, eppure non mi stanco mai di ripeterlo.
Oggi sono stato in due quartieri “difficili”, la mattina a Quarto Oggiaro e il pomeriggio a Niguarda, e una volta di più ho sentito questa esigenza.

L’esigenza di essere vicino a chi soffre di più, a chi in questi anni ha visto la sua vita peggiorare, a chi ha perso, lentamente ma inesorabilmente, la fiducia negli amministratori della città.

“Tre anni! Tre anni che casa mia è ridotta così, e nessuno fa niente”. “Sono ventidue anni che abito in affitto in questa casa, due anni fa è arrivato un compratore e da un giorno all’altro mi sono ritrovata senza niente, dov’erano le istituzioni?”. “Non ne possiamo più!”. Sono solo alcune fra le voci che stamattina ho ascoltato a Quarto, e che mi hanno raccontato le stesse storie di ogni volta che vado in giro per le periferie.

Io credo che sia possibile ridare una speranza, anzi credo che la speranza siano quelle persone che, nonostante non abbiano una vita felice, ancora credono di poterla cambiare. Io ho sempre detto che sarò sempre dalla parte dei più deboli, e il mio non è solo un discorso idealista. Io credo che sia fondamentale e possibile che nelle nostre periferie si possa sognare, che tutti abbiano diritto a una casa digntosa e a un lavoro. Il Comune ha le risorse che servono per aiutare chi ne ha bisogno, ma in tutti questi anni le ha utilizzate in altri modi.

Non voglio fare polemiche, voglio solo ricordare, e con che rabbia nel cuore lo faccio, tutti i soldi che l’attuale amministrazione, e quelle precedenti, hanno letteralmente buttato via assumendo consulenti amici al posto dei tecnici comunali, gestendo in malo modo le aziende partecipate, e in tanti altri modi.

Io, lo prometto, quegli stessi soldi li investirò per ridare dignità alle nostre periferie.

A proposito di soldi, a Niguarda mi si è avvicinata una signora: “Mi scusi avvocato, ma la pensione è bassa e più di così non riesco proprio a darle…”, e mi ha dato una busta con dieci euro dentro, il suo biglietto per contribuire a cambiare. Che stridore, questa immagine, con quell’altra: quella del sindaco che sprezzante spiega “quelli che spendo per la campagna elettorale sono i soldi di mio marito”, quanti milioni di euro non è dato sapere. Noi e loro siamo proprio due mondi…